giovedì, 19 novembre 2009

Rubrica: Appunti di una persone teledipendente a caso.

Ogni sera mia madre mi propina Un Posto Al Sole durante la cena, e ormai anch'io ho preso a seguirlo. (Facciamo finta che "ormai" non significhi dieci anni). Oggi ho acceso la tv cinque minuti prima perché la febbre mi inchioda davanti alla tv (senza sky) e perciò mi sono sorbita quasi di buon grado la fine di Agrodolce.
Che di base non meriterebbe commenti.
Ma un tizio ricco e potente e una donna francese super elegante non possono generare un ragazzino macagno che parla solo dialetto.
Non funziona così. No.

capolavoro di Jupiter | 20:42 | commenti (2)


mercoledì, 11 novembre 2009

Capitolo Tre. Abbandono, Compromesso, Sostantivi a Casaccio.

In teoria a questo punto della storia lo shock dovrebbe essere superato. In pratica non ho abbastanza altro da fare per superare lo shock.

capolavoro di Jupiter | 12:18 | commenti (4)


lunedì, 09 novembre 2009

A volte col senno di poi ci si rende conto di avere esagerato. Oggi il mio senno dice che non ho detto abbastanza, che anzi è tutto più grave del previsto, oggi ho preso le forbici e zac.

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Give a Name to this Sadness.
"Ormoni".

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Ti credevo diversa, ma penso che il dolore a volte faccia fare gesti affrettati, affettati, che forse da sobri non si farebbero. Ma come l'ebbrezza, il dolore rivela la parte più vera di. Di te, in questo caso, certo. Ma ti credevo diversa, credevo diverso quello che legava le nostre due vite lontane. Ho faticato per creare qualcosa, non avevo creato niente. E allora sti gran ca', non è che mi interessi molto, ma detesto sbagliarmi. Anche se il mio odio di sottofondo aveva provato ad avvertirmi, e vabè.

capolavoro di Jupiter | 00:25 | commenti (2)


sabato, 07 novembre 2009

Sti gran ca***.

Dentro questo vortice del politically correct,
spero che la cena ti risalga più e più volte tra oggi e domani e ti renda guasto il pranzo domenicale per il quale ringrazi a mani giunte.

In fondo non ti sto augurando chissà che. Ma visto che sono a casa da sola a non fare un cazzo mi sembrava un buon passatempo. Grazie.

capolavoro di Jupiter | 19:54 | commenti (3)


venerdì, 30 ottobre 2009

Non ho un nome per la frustrazione del dolore. Per l'acuto sfregare di ossa, per l'impotenza, e il fiato che si fa pesante per cercare nell'aria microcristalli di analgesico. Vorrei piangere per miliardi di diversi motivi, mi sdraio sul tatami, ma non basta.

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Oggi la nostra sala sembrava proprio uno stereotipo da arte marziale. La sala di Judo è esplosa e i judecchi (non so come si chiamino) si allenano da noi. Di conseguenza, "materassine" (femmine) come le chiamano loro, e accappatoi bianchi con discutibili cinture buone nemmeno a chiudere le divise (mostravano tutti le loro panze pelose, tranne la donna con canottiera). Poi, leve, proiezioni, infradito. Non ho nientre contro il Judo (un po' come dire "non sono razzista, però i rumeni...") però quello che apprezzo del Kung Fu (almeno, del "nostro") è che mancano alcune di quelle cose che ti aspetteresti da un'arte marziale, e ce ne sono altre che non avresti detto.

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Chiedo venia per l'argomento poco fruibile dalla massa, so che volete sempre sentir parlare dei miei sdoppiamenti di personalità e dei modi in cui ri-utilizzo i bicchieri di plastica usati.

capolavoro di Jupiter | 00:24 | commenti (5)


venerdì, 09 ottobre 2009

Cronache.

Sarà lo shopping, senza dubbio. O vedere Mimi spendere una cifra spropositata per una borsa "di rappresentanza", che dura per sempre, che il commesso ti chiede se già ne hai altre, e lei peraltro rispose Sì senza pensarci due volte quando non era così, ma sto divagando.

(guarda)Mil'ano oggi è più grigia ed elegante che mai, io ho lo stomaco in subbuglio per pranzi e cene altalenanti, Chiara si fa il pediluvio leggendo l'intervista a Morgan, e fa il sacrificio dell'acqua gelata sui piedi per non camminare con due zampogne.

L'umidità ci rende turpi ma le truccatrici Clinique pongono rimedio. Non a me, ché mi vergogno già di essere al mondo, figurarsi farmi coprire le occhiaie e altra roba.

Da quassù Palermo è imbarazzante. Volevo usare metafore, puntino arrancante, colorato puntino arrancante, ma è più facile dire così. Io e Palermo da quassù siamo imbarazzanti, tant'è.

Ho lo stomaco in subbuglio, Chiara ravana nel frigo vuoto, gli occhi sono pesanti sotto il peso di tutto. E poi sono felice, ma questa è un'altra storia.

capolavoro di Jupiter | 21:14 | commenti (4)


giovedì, 01 ottobre 2009

Bollettino

In un pomeriggio temporalesco in cui va via la luce dopo roboanti tuoni malefici

Per fortuna c'era A.
e per fortuna Cla arrivò un secondo prima che scoppiasse il temporale con un carico abnorme di biscotti con nutella, algerini (biscotti di pastafrolla), sfogline.

Per il resto A. si è tediato come mai nella sua vita, io ho preso 4 taglie, Cla ha sfidato il tempo ma il campo da tennis gli ha fatto una sonora pernacchia.

capolavoro di Jupiter | 23:35 | commenti (2)


venerdì, 18 settembre 2009

(Verbosità)

Era troppo tardi per rimanere svegli ma lei aveva troppe cose da dire e faceva finta di non sentire il sonno pesarle sugli occhi, faceva finta che non fossimo tutti sfiniti -
(La potevi vedere girare in tondo per la stanza, una finta sigaretta in mano, niente scarpe e molti ostacoli da evitare.)
Vorrei dirle di non sforzarsi per trovare le parole, è tardi. Lei ha passato la serata a leggere guardare immaginare ogni genere di souvenir del suo breve passato. Ha riso tantissimo, e forse è un segno positivo, forse il suo cd pieno di ricordi e paccottiglia ha un qualche valore (commerciale).
Dove sono finiti tutti?
Si fa questo genere di domande ma sento che già delira. La guardo fissa perchè vorrei dirle di fare tesoro del blabla che ha blablato, ma lei vuole per forza parlarne. Non capisce che ci sono cose nel nostro mondo per cui non troverai mai quattro parole da mettere in fila; e non solo: ci sono anche cose per cui momenti come questi non sono adeguati.
In più - si dice, dice a se stessa - noi non abbiamo mai parlato sul serio.
Qui si sbaglia, ma la lascio parlare. Ha gli occhi ancora pieni di cose trascorse mille o duemila anni fa, e non può capire. Teoricamente ha la stessa età che aveva due millenni orsono; quei souvenir(s) le hanno imbevuto il cervello (me l'immagino Verde Spugna da Florist).

La tiro per un polso e la faccio sedere. Le dico che ci sarà tempo per tornare (a scrivere) come prima. Annuisce ma non mi crede, vorrebbe tornare alla sua Olivetti -la devo trattenere.
Non è possibile - continuo- un simile stravolgimento da un evento così impercettibile; e lei mi dice di non essere stravolta, che non c'è stato alcun evento, che come al solito esagero; alla fine si addormenta.

capolavoro di Jupiter | 00:47 | commenti (6)


venerdì, 11 settembre 2009

Satira/Satura

Tu mi dici sempre le stesse parole. Tu sei un amico del liceo, sei il mio primo ragazzo, sei un parente ficcanaso. Da quando sono al mondo, quello vero in cui i divani sono divani e  non più rifugi o mondi paralleli, da quando sono al mondo tristone e burocratico, le parole per me (a me rivolte,dico) sono sempre state le stesse.

Un rimprovero per il brutto carattere; uno per l'amicizia mancata. La ramanzina perché non so stare al mondo e quella per la spazzatura -l'ho dimenticata, mi spiace. Io, non più di dodici anni, mi sgretolo in mille pezzi Lego e spero solo di soffocare. Spero di morire all'istante ma non c'è mai modo.
E anche se in realtà di anni ne ho ventitre, cambia ben poco: la stanchezza neuronale è quella.
Sono satura, sono spugna, spugna di rimbrotti,bla bla bla.

La pomelia davanti al portone è grandissima, ma la pioggia le ha intriso i bordi che ora volgono al marroncino. La lascio lì e il cuore mi si frantuma, apro il portone e sento gli occhi inumidirsi (patetico).

capolavoro di Jupiter | 01:38 | commenti (5)


sabato, 22 agosto 2009

Dimenticavo di avere un coso, un blog.

In freezer c'è la Pizza Surgelata che mi aspetta, aspetta che accenda il forno, tiri fuori la rucola dal frigo, ravani con lo sguardo tra le birre chiare, tra le birre francesi che mio padre compra alla Coop tanto per provarle, vorrei una Erdinger e penso alla mia pancetta.

Ho libri e oggetti sparsi ovunque. Devo ricominciare a studiare, a non pensare ad altro ma il tunnel della televisione che sclerotizza lo scomparto delle parole è più forte di ogni altra cosa.

Le parole. Direi, un sintagma abusato in metaletteratura, metacanzone, metametaparole.
Ho sempre in mente la piscina del Country e l'odore di cloro perfino al bar, lo spogliatoio rotondo, buio se paragonato al sole di fuori, e le capriole sulla collinetta d'erba appena tagliata. Facevo le capriole, mi lasciavo rotolare piuttosto, rotolavo cilindricamente e forse così felice io mai più.

I vicini sono tornati. Che poi questa coppia abita a Roma, ma ogni tanto ritorna, e la moglie isterica urla e urla per superare in isteria la cognata, o quel che è.
La maglietta non è pulita, grida. Lo fa come se la frase alludesse a problemi seri, al posto della maglietta vedo la sua dignità, vedo suo figlio fare a pezzi i suoi documenti di lavoro, un po' godo al pensiero, ma purtroppo è solo un'immagine.
Il marito è un idiota patentato, che paga consulenze legali con teiere.
Il classico padre-nonno, troppo vecchio per quel demente del figlio con l'accento diverso dal suo.

Pensavo ai ricordi di viaggio. Londra mi ha grattato la superficie di quella cosa che ho dentro e che potete chiamare come volete, da sterno a interiorità fino a energia cosmica di sto cavolo. Londra mi è passata sopra, mi ha strappato gli occhi, non ho fatto foto.
Non voglio mostrarle a nessuno, anche se su feisbuc ci sono per puro dovere. Avrei voluto fosse stata un po' più Amburgo e un po' meno Londra.
E Amburgo più Londra e meno Amburgo, appunto.

Cioè, Berlino.
Rasentiamo il nonsense.

Bebbè è venuto a dirmi che si mangia. Andiamo, Bebbè.

capolavoro di Jupiter | 20:25 | commenti (3)