mercoledì, 14 maggio 2008

Mi dicono che non so più scrivere sul presente, e io guardando i miei fogli, gli appunti sparsi sulla scrivania, comincio a credere che abbiano ragione.
Intanto non riesco a capire com'è che ogni volta che mi siedo per scrivere sento nitidamente questo profumo, che mio non è e che mi ricorda altre cose. Poi, della mia incapacità di analizzare e quindi narrare il presente ho già parlato con l'analista, che tutto sommato pare tranquillo. Per essere una palla di plastica di nome Fado è abbastanza espressivo, anzi.
Il presente ed io abbiamo un rapporto piuttosto sereno. Io bevo dalla sua bottiglietta, lui mi fa pat pat sulla spalla, e appena diviene passato,come fosse un mucchio di foglie raccolte in giardino e conservate senza motivo tra i libri, inspiro fortissimo. Non così forte, no. Inspiro, però, sento tutto; dopo un po' scrivo.

Oggi è troppo presto. Vorrei tanto, davvero, essere nella casa di Via Tunisi dove abitava la mia professoressa di inglese, e dove immagino di essere ora mentre parlo con voi.
Ma oggi è troppo presto, non posso farci niente. Sono qui, con decine di idiozie in mente e altrettante nel thumòs (non mi avete mai perdonato l'utilizzo di questo termine), e immagino solo di essere uno scrittore quarantenne con la casa di Via Tunisi che sul retro ha un giardinetto.

E quando ieri mi hai chiesto a cosa pensassi, avrei voluto rispondere con sincerità.
"Ai re danesi".

capolavoro di Jupiter | 20:24 | commenti (27)


giovedì, 08 maggio 2008

Eloise guarda la città scorrere rapidamente dal finestrino del bus, nel momento della giornata che preferisce, quando il sole si fa enorme e pronto a tramontare, la gente è ancora chiusa dentro agli uffici e solo pochi studenti tornano a casa, zaino sulle spalle e sguardo vitreo che trapassa ogni altra cosa.
Quando è sul bus e si lascia trasportare verso casa, con la testa che segue il ritmo delle buche sull'asfalto e delle frenate brusche dell'autista, spesso si fa prendere da tutti i ricordi di cui è capace; cerca di contare gli anni che le stanno dietro, prova a collocare fatti e persone nel giusto ordine, ogni tanto ci riesce.
Oggi Eloise non pensa a niente; guarda la città scorrere rapidamente dal finestrino del bus, ripete tra sé e sé queste stesse parole, e ogni tanto si ferma a guardare chi scende, dove, e perché.
Due bambini e un signore strano hanno sbagliato fermata, e l'autista li fa scendere dove capita.

Poi ecco, l'epifania giornaliera: vede Tom sfrecciare con la sua bici a un passo dal suo finestrino. In realtà non sta sfrecciando, anzi, sta evitando i pedoni scesi all'improvviso da quel bus che non rispetta le fermate, ma subito dopo sì, fa perdere le sue tracce.
Da quanto tempo non lo vedeva?
E che importanza ha?
La dimensione del ricordo torna protagonista nella testa vacillante di Eloise. Ricorda solo poche cose, ma tutte degne di essere riassaporate nella mente; lunghe conversazioni notturne, naturalmente molte fotografie, e stranamente degli abbracci, i più avvolgenti che riesca a ricordare.
Tutte banalità, le viene da pensare.
Ma quella con Tom era stata un'ambiguizia lampo. Un'amicizia ambigua, cioè. Molto rapida, esauritasi molto brevemente, senza spargimenti di sangue né niente.

Eloise guarda ancora una volta fuori dal finestrino, con l'occhio vitreo di qualsiasi altro studente. La dimensione del ricordo prende tutte le sue energie, adesso.
Vorrebbe dirgli che l'ha visto, riderci sopra, senza nemmeno un motivo, ma sa che non lo farà.
E appena scesa dal bus, non ci penserà più.

capolavoro di Jupiter | 21:10 | commenti (20)


lunedì, 05 maggio 2008

I labrador

Che belli i labrador, i cani della scottex, che bei cani, che belli i labrador, sono troppo belli, quelli color miele, ah che bei cani, se dovessi comprarmi un cane mi prenderei un labrador, che bei cani, ma sono quelli della scottex? sì che bellini, ne vorrei uno, ah come sono belli i labrador,displasia dell'anca, o un labrador o niente, sono proprio dei bei cani.

capolavoro di Jupiter | 12:31 | commenti (18)


mercoledì, 30 aprile 2008

Blog come il mio per andare avanti fanno affidamento unicamente alla vita privata del titolare, alla sua voglia di spiattellarla, e via discorrendo.
Ogni volta che periodi grigi come questi mi investono, penso che potrei trasformare il mio blog per garantirgli vita futura:

Spaghetti ai frutti di mare
Prendete un chilo di spaghetti e infilateli in una pentola d'acqua bollente. Scongelate i frutti di mare...

oppure

Questa è la storia di Jacqueline. Jacqueline era una vivandiera, ma di notte si trasformava in un super eroe che...

ma anche

Veltroni
sta conducendo una campagna elettorale davvero elegante. Oggi in un'intervista ha dichiarato che se lavorasse per Jimmy Choo...

e a volte

E' una vergogna questa storia dei pass ZTL. Il comune ci fa sborsare 15€ l'anno senza alcun motivo e senza un riscontro effettivo nel...

e volendo

Che fai tu Bebbè?
dimmi, che fai,
silenzioso Bebi?


Purtroppo però sono ben cosciente che non sarei in grado di portare avanti un locus diverso da questo, sia per mie evidenti carenze inerenti al  mondo culinario e letterario, sia per la mia generale disinformazione mista a taedium vitae.
Che fare dunque quando i giorni non sono più di ispirazione?
Quando vorresti parlare a tutti di Filippo II solo perché hai passato tre ore alla lezione di Storia Moderna, ma in realtà diciamolo che non ne sai granché?

Post Cuscinetto.

Yuhu!


capolavoro di Jupiter | 20:38 | commenti (19)


martedì, 08 aprile 2008

Il professore parla di carisma, e in aula ognuno alza la mano e dice le ovvietà che pensa. Facciamo passare il microfono, e io ho come la sensazione che dietro la lavagna ci sia un regista, qualche autore mediocre e il set per una televendita.

Lui vuole sapere esattamente quello che pensiamo, perché è importante; la meta-lezione prende tre ore interminabili del mio pomeriggio, e io ho chiara solo una cosa: lui di carisma non ne ha nemmeno un po'; oppure, se ne ha, è di quel genere che su di me non fa presa.

Sarò vecchia e disillusa, ma non riesce a incantarmi con questa paccottiglia chiamata sociologia, che a mio parere non può incontrare il favore di uno studente classico come quello di Lettere Moderne.

E poi dico. Esordire alla prima lezione con la visione di un Robin Williams-Capitanomiocapitano, non ci siamo proprio. Ho ventidue anni perdinci, devo sbrigarmi, eccheccavolo.

capolavoro di Jupiter | 22:16 | commenti (25)


martedì, 01 aprile 2008

Fado The Lamp illumina sfericamente l'aria attorno a sè, e rende quasi estranea ai miei occhi la porzione di stanza a lui affidata. Anche se è una lampada parlo di lui al maschile, perché un nome come il suo non ammette altre declinazioni.
Siamo tornati insieme ieri da Milano, e ai controlli la sua scatola è pure rotolata giù dal nastro, mentre mostravo a un tale che i miei anfibi non nascondevano armi né bottigliette clandestine di Gatorade.
(Potete immaginare la scena, me su un piede solo che tento di infilare i jeans dentro gli anfibi, la cerniera non si alza, Fado fa stemp stomp e cade).

In questi tre giorni Milano mi ha tirato diversi pacchi, dall'H&M in ristrutturazione, alla mostra "di Canova" (che a quanto pare è un nome in codice per indicare gli scultori a lui coevi), passando per il concerto degli Editors, che per quel che mi riguarda potevano essere anche i Blind Guardian (non ho visto un tubo e più volte ho rischiato di addormentarmi in piedi.)
D'altra parte un brunch con uova strapazzate e Nescafè, la fumetteria più grande che abbia mai visto e la mostra di Richard Avedon hanno cancellato qualsiasi delusione, coadiuvati dal Birrificio di Lambrate e da un biscotto-faccina che ancora ci penso.

Fado die Lampe - è pur sempre tedesco, di Mannheim - mi guarda anche se non ha occhi. Gli invidio il potere di cambiare le cose solo con la sua presenza, come quando l'ho acceso lì ad Heidelberg e la mia stanza ha cambiato forma e aspetto.
Lo guardo, il suo viaggio è stato molto più lungo del mio, sarà ora di andare a dormire tutti, e poi in fondo Racing Rats non è stata male, no?

capolavoro di Jupiter | 01:31 | commenti (26)


martedì, 25 marzo 2008

Vorrei essere leggera. Non stupida, nè anoressica - solo, capace di sorridere quasi sempre e fregarmene delle contingenze esterne.
(Contingenze? Che brutta parola.)
Mi immagino a contemplarmi in uno specchio di Barbie mentre il mondo attorno ruota come a rallenty, e io sono lì che me ne infischio, e se mi va, vado pure a farmi una passeggiata senza motivo, e senza calcolare prima il percorso nella mia mente.
Sarebbe così bello se io stessa ruotassi intorno a me, per modo di dire. Se la priorità fossi io, e non gli altri che mi aspettano - ma che finisco sempre per aspettare - o gli estranei che chissà cosa pensano e poi che figura di merda.
Ma tutto questo naturalmente è solo il prodotto di un quarto d'ora passato a osservare con occhio vitreo un punto imprecisato tra la lampada e la finestra.
Con ogni probabilità nessuna epifania potrà mai far cambiare la modalità ridotta in cui vivo, ma è bello ipnotizzarsi immaginando mondi utopici -che suona ridondante- e vite piene.

capolavoro di Jupiter | 20:21 | commenti (15)


venerdì, 21 marzo 2008

Nevermind, chapter XII

Fondamentalmente ci sono io che annaspo. Diciamo così. Dove, come e quando non ha tanta importanza.
La paura è la stessa che provavo a scuola quando uno dei miei ritardava nel venire a prendermi. L'atrio, rumoroso e caotico, si ammutoliva di colpo, lasciandomi dentro un senso di precarietà che a volte mi faceva quasi piangere.
Cosa mi succede, se non viene nessuno a prendermi?

E' bizzarro che non mi sia liberata di certe paure col passare degli anni; e ora certo non si tratta di genitori smemorati e portinerie solitarie - ma la paura che tutti finiscano la loro giornata, per così dire, e mi lascino da sola a finire il mio lavoro, ancora da ultimare, ecco - quella la provo nitidamente.
Penso sia umiliante, rimanere per ultimi. Soprattutto perché stimo pochi esseri viventi a questo mondo, e pochi bipedi - pochissimi all'università. Da quelle pareti sento la gente esultare: cosa c'è di bello nell'essere i futuri niente del domani?

Annaspo e mi confondo, perdo l'orientamento.
Cosa mi succede, se rimango qui per sempre?

capolavoro di Jupiter | 00:48 | commenti (15)


mercoledì, 12 marzo 2008

Finale Alternativo di "Quel treno per Yuma" (la versione recente con R. Crowe e C. Bale, due bei manzi come pochi). (Film in cui, per farla breve, un contadino-Bale deve scortare un fuorilegge-Crowe fino al treno che lo porterà in carcere blabla) (non c'è pericolo di spoiler).

Bale ha la faccia coperta di sangue, è arduo scortare un pezzo di manzo come Crowe fino a quel dannato treno. Hanno scambiato battute taglienti e anche qualche confidenza, di tanto in tanto. Nonostante i diversi stili di vita, però, il loro feeling è palpabile.
"Perché fai tutto questo, Bale?" chiede Crowe tra la polvere del West.
"Fino ad ora l'ho fatto per i soldi, e per mettere in galera un fuorilegge del tuo calibro", risponde lui guardando un orizzonte marrò.
"E adesso cos'è cambiato?" Crowe si avvicina lentamente a Bale, l'uno può sentire distintamente il fiato dell'altro; uno dei due non si lava i denti da un po', ma niente a che vedere col sorriso giallo di Luke Wilson.
Lo sguardo di Bale incontra finalmente quello fermo e deciso di Crowe, la musica incalza, il momento è unico, e il bacio non tarda ad arrivare.
Senza bisogno di dire altre parole i due continuano a schivare pallottole, a spararne altre, e infine - a carneficina ultimata -saltano sui loro cavalli e si dirigono verso il confine, oltre il quale avranno una nuova vita.




Produttore
:"Ma questo finale alternativo è fantastico!"

Juppy:"Le piace davvero?"

Produttore:"Certo. Ora dovremo chiamare alla regia Ang Lee"

Juppy:"Ma per forza?"

Produttore:"Sì. Ah, e un'altra cosa."

Juppy:"Cosa?"

Produttore:"Al posto di Christian Bale ci andrà Keira Knightley."


capolavoro di Jupiter | 22:47 | commenti (25)


mercoledì, 05 marzo 2008

Tu sei in quella vita che un giorno è scappata da sotto la porta come un foglio di carta sottile; siete spariti in un soffio solo, nemmeno il tempo di voltarmi che tutto era cambiato.
Non so dirti come sia successo; ci sono cose, in questo mondo, che non riescono ad essere definite, e altre -come te- che non possono capire le definizioni:non credi sarebbe un po' dispendioso cercare di dirti il perché?

Avrei dovuto parlarti, prima di andare via. Sedermi sul pavimento accanto a te e raccontarti del posto in cui sarei andata, chiederti di aspettarmi, o almeno ringraziarti per questi ultimi anni in cui la mia casa sei stata tu.
Ringraziarti per quelle serate lunghe e solitarie in cui solo tenerti sulla pancia mi rendeva serena, e per quando hai dormito con me tutto il giorno l'ultima volta che ho avuto la febbre alta.

Quando hai soffiato fortissimo a un'insopportabile amica di papà!

O per esserti fatto trovare seduto in corridoio, quella volta che il tizio del piano di sotto mi ha telefonato dicendo di averti trovato defunto nel suo giardino - incapace di riconoscere un felino qualunque dal Felino per eccellenza.


Forse ora lo saprai, cosa sei stato, e forse ora puoi vedere com'è dura vivere quando il proprio alter ego felino non c'è più, non so.

Ma marzo non è un buon mese per i gatti.
(Hai visto come sta male l'erede al trono? Credi che la sorte si diverta a prendermi in giro, giocando sul pelo dei miei felini?).

'eow.



capolavoro di Jupiter | 00:25 | commenti (8)