Eloise guarda la città scorrere rapidamente dal finestrino del bus, nel momento della giornata che preferisce, quando il sole si fa enorme e pronto a tramontare, la gente è ancora chiusa dentro agli uffici e solo pochi studenti tornano a casa, zaino sulle spalle e sguardo vitreo che trapassa ogni altra cosa.
Quando è sul bus e si lascia trasportare verso casa, con la testa che segue il ritmo delle buche sull'asfalto e delle frenate brusche dell'autista, spesso si fa prendere da tutti i ricordi di cui è capace; cerca di contare gli anni che le stanno dietro, prova a collocare fatti e persone nel giusto ordine, ogni tanto ci riesce.
Oggi Eloise non pensa a niente; guarda la città scorrere rapidamente dal finestrino del bus, ripete tra sé e sé queste stesse parole, e ogni tanto si ferma a guardare chi scende, dove, e perché.
Due bambini e un signore strano hanno sbagliato fermata, e l'autista li fa scendere dove capita.
Poi ecco, l'epifania giornaliera: vede Tom sfrecciare con la sua bici a un passo dal suo finestrino. In realtà non sta sfrecciando, anzi, sta evitando i pedoni scesi all'improvviso da quel bus che non rispetta le fermate, ma subito dopo sì, fa perdere le sue tracce.
Da quanto tempo non lo vedeva?
E che importanza ha?
La dimensione del ricordo torna protagonista nella testa vacillante di Eloise. Ricorda solo poche cose, ma tutte degne di essere riassaporate nella mente; lunghe conversazioni notturne, naturalmente molte fotografie, e stranamente degli abbracci, i più avvolgenti che riesca a ricordare.
Tutte banalità, le viene da pensare.
Ma quella con Tom era stata un'ambiguizia lampo. Un'amicizia ambigua, cioè. Molto rapida, esauritasi molto brevemente, senza spargimenti di sangue né niente.
Eloise guarda ancora una volta fuori dal finestrino, con l'occhio vitreo di qualsiasi altro studente. La dimensione del ricordo prende tutte le sue energie, adesso.
Vorrebbe dirgli che l'ha visto, riderci sopra, senza nemmeno un motivo, ma sa che non lo farà.
E appena scesa dal bus, non ci penserà più.